energetico dell’edificio, imponendo il rispetto di valori limite delle prestazioni energetiche dell’involucro edilizio (coefficiente Cd di dispersione termica attraverso l’involucro edilizio e Fabbisogno Energetico Normalizzato - FEN). Sebbene le prestazioni energetiche richieste non risultassero particolarmente elevate e la relazione tecnica depositata in Comune venisse sottoposta solamente a controlli campionari (non era peraltro prevista una forma di sanzionamento nel caso di discrepanze tra quanto indicato nella relazione tecnica e quanto effettivamente realizzato), per lo meno la legge 10/91 ha posto in modo chiaro l’attenzione all’efficienza energetica nel costruire3. Maggiormente efficace è stata in Italia l’attenzione alle prestazioni energetiche degli impianti termici (prevista dalla legge 10/91), regolamentati dal DPR 412/93 e suoi successivi aggiornamenti. In questo caso, poiché oltre a un discorso di efficienza energetica si trattava di garantire la sicurezza degli impianti, la norma ha previsto un forte coinvolgimento degli impiantisti (che per poter firmare la conformità degli impianti hanno dovuto seguire corsi di formazione ed aggiornamento) e l’attivazione di un censimento delle caldaie corredato di operazioni di controllo sulla sicurezza e i rendimenti dei generatori. Alla metà degli anni ’90 l’Unione Europea ha lanciato una politica di contenimento dei consumi energetici nel settore residenziale, operando in primo luogo sugli usi elettrici degli elettrodomestici. Con un paio d’anni di ritardo rispetto a quanto previsto dalle Direttive europee, anche l’Italia ha visto, nella seconda metà degli anni ’90, l’applicazione dell’etichettatura energetica degli elettrodomestici, che a partire dai frigoriferi si è estesa a lavabiancheria, lavastoviglie, forni elettrici, illuminazione, televisori. L’efficacia dell’etichetta energetica è stata indubbia nell’orientare l’acquisto delle famiglie, tanto che nel 2005 la Classe A superava il 50% negli acquisti dei frigoriferi4. Come ulteriore strategia al miglioramento dell’efficienza energetica dei dispositivi elettrici ad uso domestico, l’Unione Europea ha applicato, là dove la risposta del mercato risultava lenta o a rischio di ritorno su tecnologie inefficienti, l’eliminazione dal mercato delle apparecchiature ad alto consumo: alla fine degli anni ’90 è stata la volta dei frigoriferi di Classe dalla D alla G e da settembre 2009 è stato introdotto il divieto di introduzione sul mercato di lampade a scarsa efficienza5, in sostanza le lampade a incandescenza tradizionali (il divieto è stato inizialmente applicato alle lampade di potenza più alta e andrà progressivamente ad agire sulle lampade di vattaggio inferiore; l’operazione si concluderà nel 2012). 3 La legge 10/91 prevedeva diversi strumenti rivolti all’efficienza energetica, tra cui, per esempio, la certificazione energetica degli edifici, demandati, purtroppo, a decreti attuativi successivi che sono rimasti regolarmente disattesi, fino al recepimento anche nel nostro Paese delle recenti norme europee 4 Fonte ENEA, “Il mercato degli elettrodomestici e la sua evoluzione temporale”, 2010 5 Regolamento (CE) n. 244/2009 della Commissione, del 18 marzo 2009, recante modalità di applicazione della direttiva 2005/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio in merito alle specifiche per la progettazione ecocompatibile delle lampade non direzionali per uso domestico