seicentocinquanta; nel mio vagone eravamo quarantacinque soltanto, ma era un vagone piccolo. Ecco dunque, sotto i nostri occhi, sotto i nostri piedi, una delle famose tradotte tedesche, quelle che non ritornano, quelle di cui, fremendo e sempre un poco increduli, avevamo così spesso sentito narrare. Proprio così, punto per punto: vagoni merci, chiusi dall’esterno, e dentro uomini donne bambini, compressi senza pietà, come merce di dozzina, in viaggio verso il nulla, in viaggio all’ingiù, verso il fondo. Questa volta dentro ci siamo noi.
di noi, e, con voce sommessa, con visi di pietra, presero a interrogarci rapidamente, uno per uno, in cattivo italiano. [...] In meno di dieci minuti tutti noi uomini validi fummo radunati in un gruppo. [...] Oggi però sappiamo che in quella scelta rapida e sommaria, di ognuno di noi era stato giudicato se potesse o no lavorare utilmente per il Reich.
e l'arbitrarietà con cui veniva deciso il destino dei prigionieri. Questo momento segna l'inizio della separazione definitiva dalle proprie famiglie e dalla propria identità.
perché eravamo qui l’inverno scorso, e gli altri lo impareranno presto. Vuol dire che, nel corso di questi mesi, dall’ottobre all’aprile, su dieci di noi, sette morranno.
ha luogo l'impiccagione pubblica di uno degli addetti al crematorio di Birkenau, che si erano ribellati; costui, nell'imminenza della morte grida 'Kameraden, ich bin der Letzte!' (Compagni, io sono l'ultimo!), e i prigionieri, che hanno ormai perso qualunque volontà e autonomia, vi assistono in modo totalmente passivo
dei prigionieri, incapaci di reagire anche di fronte a un atto di coraggio e ribellione. La frase finale del condannato rimane un grido di dignità in un contesto di totale annientamento.
silenzio, e allora, dalla mia cuccetta che è al terzo piano, si vede e si sente che il vecchio Kuhn prega, ad alta voce, col berretto in testa e dondolando il busto con violenza. Kuhn ringrazia Dio perché non è stato scelto. Kuhn è un insensato.
contrasta con la consapevolezza della morte imminente degli altri. Questo passaggio riflette la complessità delle reazioni umane di fronte all'orrore e alla sopravvivenza.