Conferenza EEDIS 26 ottobre 2012

470317453780dc17197dd2ae013ea85b?s=47 Radio Perusia
October 26, 2012

Conferenza EEDIS 26 ottobre 2012

Slide della conferenza "Pericolosità e rischio: concetti da conoscere, confusioni da evitare", organizzata dal Centro euro-mediterraneo di documentazione per la conoscenza e la memoria degli eventi estremi e dei disastri.
Trovate l'audio relativo sul podcast di Radio Perusia su Spreaker (http://www.spreaker.com/user/radioperusia/26_ottobre_2012_convegno_eedis_spoleto) oppure su iTunes (podcast di Radio Perusia).

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October 26, 2012
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Transcript

  1. 1.

    INGV Pericolosità e Rischio: concetti da conoscere, confusioni da evitare

    Gianluca Valensise Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma
  2. 2.

    INGV 1) Pericolosità sismica o rischio sismico? 2) Storia della

    pericolosità sismica in Italia 3) La comunicazione del rischio sismico: cose da fare e cose da evitare Oggi parliamo di:
  3. 4.

    INGV Chiariamo subito un equivoco… da: Il Resto del Carlino

    e il Corriere della Sera, 24 ottobre 2003
  4. 5.

    INGV Pericolosità sismica probabilità di osservare un certo valore di

    scuotimento in un fissato periodo di tempo X Valore esposto quantificazione (economica, sociale, ecc.) dell’oggetto esposto a rischio X Vulnerabilità propensione di un oggetto a subire danni o alterazioni Il rischio sismico: cos’è?
  5. 6.

    INGV Pericolosità sismica probabilità di osservare un certo valore di

    scuotimento in un fissato periodo di tempo X Valore esposto quantificazione (economica, sociale, ecc.) dell’oggetto esposto a rischio X Vulnerabilità propensione di un oggetto a subire danni o alterazioni Il rischio sismico: cos’è?
  6. 7.

    INGV La pericolosità sismica può essere valutata Il rischio sismico

    puà essere mitigato In nessun modo possiamo mitigare la pericolosità! (intendo, nessuna pericolosità…) Un problema semantico?
  7. 8.

    INGV Sarno, 1998 Belice, 1968 Reggio e Messina, 1908 L’Aquila,

    2009 Molise, 2002 Umbria- Marche, 1997 Emilia, 2012 Friuli, 1976 Irpinia, 1980 Non solo terremoti…
  8. 11.

    INGV Tutti i fenomeni naturali (e non solo) potenzialmente avversi

    vengono definiti sulla base del dualismo pericolosità-rischio Esiste poi la possibilità di un effetto-domino…
  9. 12.

    INGV Effetti indotti da terremoti: frane e liquefazioni Etna, 2001

    frana di Cerda, 2002 frana di Salcito, 2002 frana di Calitri, 1980 liquefazioni in Emilia, 2012 frana di Scilla, 1783
  10. 14.

    INGV 6 Febbraio 1783 5 Febbraio 1783 stampe delle immagini

    pittoriche di A. Minasi, 1783 Terremoto + frana costiera > maremoto
  11. 16.

    INGV da Mazzanti & Bozzano, 2011 Modellazione numerica della progagazione

    dell’onda di tsunami prodotta dalla frana di Scilla (1783) nei primi 10 minuti. da Bozzano et al., 2011 Terremoto + frana costiera > maremoto
  12. 17.

    INGV da Barberi et al., 2009 Dicembre 2002 Sciara del

    Fuoco (SdF) Eruzione + frana costiera > maremoto
  13. 22.

    INGV da Esposito et al., 2012 Giampilieri (Messina), alluvione 2009

    Piovosità estrema + fragilità territoriale > frana
  14. 24.

    INGV sentiero di risalita da Guadagno et al., 2002 Piovosità

    estrema + fragilità territoriale > frana
  15. 26.

    INGV Bagnara Calabra Favazzina Scilla - Bagnara Calabra Favazzina (Reggio

    Calabria), Maggio 2001 Piovosità estrema + fragilità territoriale > frana
  16. 27.

    INGV Frane Colate di fango e detrito 100 m 0

    ferrovia 20 m 0 Impianto SNAM Favazzina (Reggio Calabria), Maggio 2001 Piovosità estrema + fragilità territoriale > frana
  17. 28.

    INGV impianto SNAM ferrovia strada statale 0 10 m Favazzina

    (Reggio Calabria), Maggio 2001 Piovosità estrema + fragilità territoriale > frana
  18. 29.

    INGV Una considerazione pratica (valida per il caso sismico, ma

    anche per gli altri casi, mutatis mutandis) La pericolosità sismica può essere molto alta ma il rischio essere basso o nullo, ad esempio nel deserto o in mare aperto La pericolosità sismica può essere bassa ma il rischio essere alto o altissimo, ad esempio in prossimità dei grandi centri della Pianura Padana Pericolosità e rischio quindi sono tutt’altro che sinonimi e devono essere considerati separatamente e attentamente da cittadini e istituzioni. Guardiamoci da generalizzazioni e banalizzazioni, ma teniamo sempre alta la guardia!
  19. 32.

    INGV Attraverso modelli deterministici Come si esprime la pericolosità sismica?

    Ovvero modelli che esplorano le conseguenze (scenari) del verificarsi di uno specifico terremoto già avvenuto (ad es. la ripetizione di quello del 1908 nello Stretto di Messina) o ipotizzato (ad es. un terremoto di magnitudo 6 nella Valle Umbra) oppure, più comunemente…
  20. 33.

    INGV  modelli che valutano lo scuotimento atteso in termini

    di accelerazione che ha una prefissata probabilità di essere superata in un dato intervallo di tempo (ovvero l’accelerazione attesa per diversi “tempi di ritorno”). Di solito hanno carattere time independent (ma non sempre). Trovano utilizzo prevalente nella normativa di riferimento per le costruzioni in zone sismiche;  modelli che esprimono la probabilità di accadimento di un terremoto distruttivo, o comunque di magnitudo superiore ad una soglia prefissata (es. 5.5), che possono avere carattere sia time dependent sia time independent. Possono essere utilizzati per scopi normativi speciali, ad esempio per elaborare graduatorie nella concessione di agevolazioni. …attraverso modelli probabilistici di due categorie: Come si esprime la pericolosità sismica?
  21. 35.

    INGV Terremoti con Ml>1.6 Fonte: CSI e ISIDe (www.iside.ingv.it) La

    sismicità strumentale recente Dal 1981 al 2008
  22. 36.

    INGV I forti terremoti del passato Il Catalogo dei Forti

    Terremoti in Italia (1995, 1997, 2000)
  23. 37.

    INGV I forti terremoti del passato La grandezza del simboli

    è proporzionale alla magnitudo stimata Mw. Terremoti sopra la soglia del danno [CPTI04] Dall’anno 1000 circa 2500 terremoti
  24. 39.

    INGV La storia insegna (è tutto scolpito nella pietra) Istituto

    Nazionale di Geofisica e Vulcanologia da: New York Times, 20 Aprile 2011
  25. 40.

    INGV Massima intensità macrosismica osservata nei comuni italiani tra l’anno

    1000 e il 2000 Stima della pericolosità sismica: livello zero
  26. 41.

    INGV DISS 3.1.1 (2010) Alla sorgente dei terremoti Database of

    Individual Sismogenic Sources (DISS 2.0 , 2001) DISS 2.1 (2001) http://diss.rm.ingv.it/diss/
  27. 44.

    INGV A B D C a confronto con le intensità

    osservate in Italia Massimo scuotimento atteso D>-1 -1<D<+1 +1<D<+4 % of exceedance A B C D 20 40 60 0 All Is≥6 MCS
  28. 47.

    INGV Consente di “spalmare” informazione geologica e tettonica rilevante su

    aree ritenute omogenee dal punto di vista della sismicità attesa Il modello di zonazione ZS9 (2003)
  29. 48.

    INGV Suolo rigido, cat. A (Vs30>800 m/sec). Peak Groung Acceleration

    (PGA) 10% prob. eccedenza in 50 anni GdL MPS, 2004 M. Stucchi, INGV MI A. Akinci, INGV RM E. Faccioli, PoliMI P. Gasperini, UniBO L. Malagnini, INGV RM C. Meletti, INGV MI V. Montaldo, INGV MI G. Valensise, INGV RM
  30. 50.

    INGV Applicazione Webgis per la disseminazione di dati sulla pericolosità

    in Italia (http://esse1-gis.mi.ingv.it/s1_en.php) MPS04 in rete
  31. 58.

    INGV Ordinanza PCM 3274, 20/03/2003 Gruppo di Lavoro ING-GNDT-SSN Proposta

    di riclassificazione (1998) Zone sismiche del territorio italiano (2003)
  32. 59.

    INGV Suolo rigido, cat. A (Vs30>800 m/sec). Peak Groung Acceleration

    (PGA) 10% prob. eccedenza in 50 anni GdL MPS, 2004 M. Stucchi, INGV MI A. Akinci, INGV RM E. Faccioli, PoliMI P. Gasperini, UniBO L. Malagnini, INGV RM C. Meletti, INGV MI V. Montaldo, INGV MI G. Valensise, INGV RM
  33. 62.

    INGV Modelli di probabilità di accadimento Istituto Nazionale di Geofisica

    e Vulcanologia Commissione Grandi Rischi - Sezione Rischio Sismico - Sessione sui modelli di previsione del Rischio Sismico - Roma, 4 maggio 2012
  34. 63.

    INGV dal Corriere della Sera, 24 settembre 1999 A seguito

    del terremoto di Colfiorito del 1997 i vertici del DPC chiesero alla comunità sismologica di identificare aree prioritarie per un intervento mirato del Governo avente l’obiettivo di rinforzare edifici pubblici e privati in zona sismica. I ricercatori dell’INGV (allora ING, e ancora in concorrenza con il GNDT, NdR) risposero con i loro primi risultati sui pattern di sismicità, sulla distribuzione delle faglie attive, sulla segmentazione delle strutture sismogenetiche. Un po’ di storia …
  35. 64.

    INGV La richiesta era stata motivata dalla pubblicazione dei risultati

    di un censimento di vulnerabilità di edifici “pubblici, strategici e speciali” nelle regioni del centro e sud Italia. Il censimento aveva messo in evidenza una significativa vulnerabilità - con forti differenze tra le diverse zone del Paese - motivando così la richiesta di identificare “aree prioritarie” dal punto di vista dei terremoti attesi.
  36. 70.

    INGV “Sono un abitante della zona del Pollino e collaboratore

    di un giornale locale. Girando per il web ho trovato questo tipo di materiale come quello che vi ho appena copincollato. Mi interessava sapere da una fonte autorevole come l' INGV se queste dichiarazioni hanno reali fondamenti scientifici e se realmente il fenomeno della "subduzione calabra" potrebbe provocare terremoti di intensità pari a quello giapponese. È importante precisare tutto ciò perché nella mia zona e nel mio paese (Rotonda) non sono l'unico ad avere reperito questo tipo di articoli navigando su Internet….” La testimonianza
  37. 72.

    INGV Elementi della narrazione Il rude geologo Non un tipo

    da ufficio, però. “Sono soprattutto uno scienziato da campo”, premette con orgoglio. Gli piace camminare. Di questo non c’è dubbio. Macina dalle sei alle otto ore di sentieri montani e i suoi giovani assistenti fan fatica a tenere il passo. “…Mi piace guardare la situazione in loco invece di studiarmela sulle mappe. Si può imparare molto guardando la roccia viva, mettendoci le mani sopra…”
  38. 73.

    INGV Elementi della narrazione L’aspetto bucolico Non pensa mai di

    tornare in Italia? “Sono tornato per tre anni a fare l’agricoltore, nel ‘79. Ero stufo di ‘fare scienza’. …. mi sono messo a coltivare l’uva. Grossi calli nelle mani, grandi muscoli. Mi sono divertito come un pazzo…” “Ma a un certo punto un amico della Columbia University mi ha chiesto aiuto per un progetto in Himalaya. Non potevo dire di no! Ho lasciato perdere l’uva e sono tornato a coltivare la scienza…”
  39. 74.

    INGV Elementi della narrazione La catastrofe incombente Qualcosa di simile

    al recente sisma giapponese? “Anche quel terremoto si rifà a un sistema di subduzione, anche se di scala assai più vasta di quello calabrese…” “Esistono faglie che provocano terremoti rarissimi ma devastanti, guai a dirsi certi che una faglia si muove senza conseguenze…” Possiamo almeno escludere un maremoto di tale entità nel Mediterraneo? “Non sarei così precipitoso a escluderlo. La misura del maremoto è determinata da quanto si muove la faglia e quanto si innalza il fondo marino, non dalla forza del terremoto …. Se la faglia è ripida - uno spostamento di 30 metri si traduce in un innalzamento del fondo marino di 15 metri - è uno tsunami…”
  40. 75.

    INGV Faglia del 1915 (Fucino) Lunghezza: 28 km Larghezza: 15

    km Slip: 1 metro Magnitudo: 7.0 Faglia del 2004 (Sumatra) Lunghezza: 1.300 km Larghezza: 200 km Slip: 15 metri Magnitudo: 8.9 Faglia 1915 La magnitudo è una grandezza logaritmica! Faglia 2004 L’energia rilasciata mostra un rapporto 1:1.000 circa
  41. 78.

    INGV “…La mappa del rischio sismico italiano è da riscrivere.

    E purtroppo le novità non saranno positive…” “…Una vasta area della Lombardia tra il Lago Maggiore, quello di Como e Milano mostra i segni di un’antica faglia…” “…Il primo grande buco riguarda l’area di confine tra Lombardia e Piemonte ma anche città come Monza e Milano…” da: Il Sole 24 Ore, 24 agosto 2004 Il dissidente
  42. 79.

    INGV Chissà…. a fronte di una evidenza geologica di superficie

    relativamente debole si riscontra: - assenza di evidenza geologica di lungo termine - assenza di sismicità sia strumentale sia storica - assenza di deformazione documentata dalle reti GPS Ma è vero?
  43. 80.

    INGV PESARO — «Non abbiate paura», dice l'esperto. Le scosse

    sismiche che si stanno verificando nel forlivese non possono ‘investire’ più di tanto la nostra provincia. E quindi non devono preoccuparci inutilmente». «... dal punto di vista dei terremoti, la nostra non è una provincia pericolosa». da: Il Resto del Carlino, 12 maggio 2000 (dopo un M 4.9 nel Forlivese) Il tranquillizzante
  44. 81.

    INGV NO! La costa marchigiano-romagnola infatti si caratterizza per: -

    sismicità storica significativa (es. i terremoti di Rimini del 1916) - chiara evidenza geologica di medio-breve e lungo termine - sismicità strumentale relativamente frequente Ma è vero?
  45. 82.

    INGV “…Lo Stretto di Messina si estende alla velocità di

    1 cm l’anno…” dal programma “Gaia”, RAI Tre [2003] Il catastrofista
  46. 83.

    INGV Serpelloni et al. [2008] Da Serpelloni et al. [2005]

    Ma è vero? NO! Lo Stretto di Messina si estende ad una velocità oggi stimata intorno a 2 mm/anno (2 metri/millennio), un valore già molto alto per l’area italiana.
  47. 84.

    INGV Ricostruzione dell’onda di tsunami che colpì la città di

    Messina nel 1908 dal programma “Gaia”, RAI Tre [2003] Il catastrofista L’onda di tsunami viene presentata come un pericolo indipendente dal terremoto del 1908. Dal programma TV “Gaia” di RAI 3 [2006]
  48. 85.

    INGV Ma è andata veramente così? NO! L’onda che colpì

    Messina era alta qualche metro. Il maremoto colpì più duramente la porzione meridionale dello Stretto. In ogni caso un maremoto di quelle dimensioni può essere dovuto solo a un grande terremoto.
  49. 86.

    INGV Serpelloni et al. [2008] da: Corriere della Sera, 1999

    e 2008 Meglio allearsi con i media…
  50. 87.

    INGV La comunicazione dei rischi è critica  perché si

    possono generare inquietudini - o false certezze - che potrebbero facilmente essere prevenute con un uso accorto delle evidenze scientifiche (o con il semplice buon senso)  perché il passaggio sui media tende a banalizzare temi che per loro natura richiedono sedi scientifiche appropriate  perché esiste una tendenza a non comunicare apertamente le incertezze che caratterizzano i nostri dati, e per i non ricercatori è comunque difficile capirne il significato  perché si rischia di mettere in crisi procedure e iter normativi, come quello che porta alla classificazione sismica, senza costruire alternative percorribili  perché talora si colgono elementi ideologici o comunque estranei al normale approccio scientifico che possono avere costi sociali ed economici importanti