Gestione associata 2016

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January 22, 2018

Gestione associata 2016

Slide a cura del prof. Franco Pesaresi

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  1. 1 Gestione associata L’implementazione della misura nazionale di contrasto della

    povertà (e non solo) ha bisogno di una organizzazione locale adeguata e solida e che garantisca omogeneità di trattamento. Stante la dimensione degli 8.000 comuni italiani (5.575 con meno di 5.000 ab. pari al 70%; solo 163 comuni con +50.000 ab ) questo è possibile nei comuni più grandi e, negli altri casi, solo con la gestione associata. Bene dunque il DDL.
  2. 2 Le ragioni per la gestione associata • Garantire una

    distribuzione uniforme dei servizi in tutto il territorio. • Garantire una unica gestione al piano di zona. • Garantisce i LEPS anche nei piccoli comuni • Sviluppare economie di scala. • Innalzamento qualità organizzativa. • Migliorare i servizi sociali nel territorio.
  3. 3 La spesa sociale associata è in aumento? • La

    spesa sociale 2012 era gestita per il 24,4% (era il 24,3% nel 2003) da forme associative (Ambito sociale, Comunità montana, consorzio, Unione dei comuni, ASL, altro ). • Nel 2012 varie forme di gestione associata gestivano 1.709 milioni di euro (erano 1.262 milioni di euro nel 2003) • % più alte: Trentino-AA 86%, Valle d’Aosta 63%, Friuli VG 54%, Piemonte 39%, Abruzzo 38%, Campania 36%, Toscana 34%, Veneto 32%. • % più basse: Lazio 5%, Sardegna 6%, Marche 8%, Sicilia 9%, Calabria 10%, Lombardia 14%).
  4. 4 Chi gestisce la spesa associata? (2012) • Ambito/distretto/zona sociale

    8,0% • Consorzio 6,0% • Azienda sanitaria 4,3% • Altra associazione di comuni 3,6% • Unione di comuni 1,5% • Comunità montane 1,0%
  5. 5 Tendenze gestione associata • Negli ultimi 10 anni la

    gestione associata dei servizi sociali è cresciuta in termini assoluti (+447 milioni) in linea con la crescita della spesa sociale ma senza modificare le percentuali di spesa che rimane del 24%. Come 10 anni fa. • La modificazione principale si registra nella gestione delegata alle ASL che si riduce gradualmente e costantemente passando dal 7,5% al 4,3%. • Questo ha permesso una crescita delle altre forme di gestione associata intercomunale: soprattutto gli Ambiti sociali (+1,8%), i Consorzi (+1,6%), le Unioni dei comuni (+1,1%). Ridotta di un terzo la quota delle comunità montane.
  6. 6 La dimensione ottimale • La gestione associata ottimale dei

    servizi sociali si realizza a livello dell’intero Ambito Territoriale sociale. Altrimenti vengono meno parte di quei vantaggi appena descritti. • Per questo è importante anche la definizione dei principi generali per l’individuazione degli ambiti medesimi. Nella definizione della dimensione degli ambiti occorre tener presenti gli obiettivi da perseguire. Non troppo piccoli da non avere la massa critica per operare né troppo grandi da risultare troppo lontani dai comuni per cui si lavora. Ipotesi…
  7. Dimensione degli ambiti sociali (2015) Regione Popolazione x ambito Regione

    Popolazione x ambito Emilia Romagna 115.200 Marche 67.200 Toscana 108.600 Friuli VG 64.300 Lazio 101.000 Basilicata 64.000 Lombardia 99.900 Bolzano 63.700 Sicilia 90.900 Calabria 55.900 Puglia 90.000 Molise 44.800 Campania 88.800 Trento 40.800 Veneto 87.200 Abruzzo 37.500 Piemonte 74.100 Valle d’Aosta 32.000 Umbria 73.900 Liguria 22.700 Sardegna 71.300 Media 78.300 7
  8. Distretti sanitari e ambiti sociali Regione n. distretti n. ambiti

    Regione n. distretti n. ambiti Basilicata 9 9 Puglia 49 45 Umbria 12 12 Lazio 48 55 Valle d’Aosta 4 4 Marche 13 23 Campania 65 65 Veneto 26 56 Toscana 34 34 Trento 4 13 E. Romagna 38 38 Lombardia 27 98 Molise 7 7 Calabria 18 34 Sicilia 55 55 Liguria 19 69 Friuli V.G. 20 19 Bolzano 20 8 Sardegna 22 23 Abruzzo 23 35 Piemonte 52 59 Totale 565 761
  9. Distretti sanitari, ambiti sociali e CpI (22/9/15) Regioni Centri per

    l’impiego Distretti sanitari Ambiti sociali Piemonte 31 52 59 Valle d’Aosta 3 4 4 Lombardia 65 27 98 P.a. di Bolzano 7 20 8 P.a. di Trento 12 4 13 Veneto 45 26 56 Friuli Venezia Giulia 18 20 19 Liguria 14 19 69 Emilia Romagna 41 38 38 Toscana 43 34 34 Umbria 5 12 12 Marche 13 13 23 Lazio 35 48 55 Abruzzo 15 23 35 Molise 3 7 7 Campania 46 65 65 Puglia 44 49 45 Basilicata 8 9 9 Calabria 15 18 34 Sicilia 65 55 55 Sardegna 28 22 23 Italia 556 565 761
  10. 10 Offerta integrata di servizi e promozione accordi (comma 4

    lett e) • L’offerta integrata di servizi che diventa LEPS ha bisogno di una serie di elementi predisponenti che rendano possibile ed efficace l’integrazione dei servizi. • Per questo occorre rilanciare la coincidenza territoriale fra ambiti sociali e distretti sanitari – che non è mai decollata – per sviluppare l’integrazione sociosanitaria. • La nuova frontiera è che ci sia coincidenza anche con i centri per l’impiego.
  11. 11 Quali forme di gestione? • Indicazioni regionali diverse •

    Esperienze comunali ancora più diverse • Ampie possibilità di scelta per gli enti locali • Quali sono le caratteristiche delle varie modalità gestionali? • Per quale motivo scegliere l’una o l’altra modalità gestionale?
  12. 12 Caratteristiche delle forme di gestione Convenzione intercomunale Unione dei

    comuni ASP Consorzio Azienda speciale consortile Fondazione SPA o SRL Partecipazione di + comuni Si Si Si Si Si Si Si Partecipazione della ASL No No Teoricamente possibile Si Si Si Si Partecipazione dei privati No No Si No No Si Si Idoneità per la gestione di tutti i servizi sociali Forte Forte Forte Forte Forte Media Debole Idoneità per la gestione di sole strutture residenziali Debole Media Forte Forte Forte Forte Forte Rappresentanza istituzionale degli enti locali soci Media Forte Forte Forte Media Debole Debole Flessibilità di gestione Debole Debole Forte Media Media Forte Forte Specializzazione professionale Debole Debole Forte Forte Forte Forte Forte
  13. 13 CRITERI PER LA SCELTA GESTIONALE • La forma gestionale

    ottimale e valida per ogni realtà non esiste. Esistono necessità, obiettivi, caratteristiche particolari di cui occorre, localmente, tener conto. • Contano gli obiettivi posti, i soci che debbono partecipare (pubbl. e privati) e i servizi da gestire e la dimensione del bilancio da gestire. – Servono enti diversi per la gestione solo di una residenza protetta o per la gestione di tutti i servizi sociali, così come per un bilancio di un milioni di euro o di 10 milioni di euro, o se si coinvolge l’ASL. • Servono: Partecipazione, consenso, gradualità e un forte indirizzo politico.
  14. 14 Come promuovere la gestione associata? 1. Siano i comuni

    a scegliere in autonomia la forma gestionale associata più adatta che coinvolga tutti i comuni dell’ambito; 2. La forma gestionale prescelta deve mantenere in capo ai comuni il potere di indirizzo politico e di controllo diretto. 3. Un quadro normativo nazionale adeguato. Risolvere alcuni problemi (piccoli comuni, consorzi, rappresentanza politica). Deve essere chiaro e definito quali sono le forme gestionali che si possono scegliere. 4. Promuovere o incentivare gli Ambiti sociali che realizzano la gestione associata.
  15. 15 Gestione associata obbligatoria o incentivata? Alcune regioni hanno previsto

    la gestione associata obbligatoria ed hanno anche esercitato i poteri sostitutivi. Si può fare. L’alternativa è quella di disincentivare finanziariamente in modo significativo chi non fa gestione associata. Su questo non devono esserci dubbi etici (penalizziamo gli assistiti?). Già oggi ci sono territori che spendono 30 euro a persona per il sociale mentre la media italiana è quattro volte tanto. Non sono i finanziamenti statali a determinare le differenze. Cambiamo le regole. Più efficace l’obbligatorietà. Gli incentivi finanziari sono troppo esposti alla variabilità regionale.
  16. 16 Contatti e-mail: franco.pesaresi@gmail.com Blog: francopesaresi.blogspot.com/